{"id":124,"date":"2018-04-16T10:43:36","date_gmt":"2018-04-16T10:43:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iconartmagazine.com\/?p=124"},"modified":"2018-05-17T11:13:18","modified_gmt":"2018-05-17T09:13:18","slug":"la-bellezza-dei-cocci-rotti-nellarte-del-kintsugi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iconartmagazine.com\/?p=124","title":{"rendered":"La bellezza dei \u201ccocci rotti\u201d nell\u2019arte del Kintsugi"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una tecnica, che affonda nell\u2019antica arte giapponese, che fa di un coccio rotto un pezzo unico e prezioso. \u00c8 la sapiente pratica artigianale del<strong> kintsugi<\/strong>, che dalle tradizioni del 400 nipponico arriva fino ai nostri giorni portando con s\u00e9 non solo la maestria del metodo orientale ma anche l\u2019approccio ad una filosofia di vita.<\/p>\n<p>Letteralmente Kintsugi significa <em>\u201criparare con l\u2019oro\u201d<\/em> ed infatti tale pratica consiste proprio nel riparare oggetti, per lo pi\u00f9 in ceramica, utilizzando una mistura di lacca e polveri di metalli preziosi, come oro, bronzo e argento, colati tra le crepe. L\u2019eccezionalit\u00e0 di questa forma d\u2019arte \u00e8 quindi nella nuova destinazione che riesce a donare all\u2019oggetto rotto: non pi\u00f9 rifiuto ma opera d\u2019arte. Ridisegnati nei frammenti riassemblati, gli oggetti si ricompongono infatti in un\u2019altra forma recuperando una nuova bellezza che sta proprio in quelle riparazioni e nella fragilit\u00e0 messa in evidenza dall&#8217;oro, dal bronzo e dall\u2019argento. La crepa si trasforma in decorazione, le irregolarit\u00e0 dei pezzi si trasformano in intrecci unici ed esclusivi.<\/p>\n<h3>Una pratica che sa di tradizione e storia<\/h3>\n<p>Sembra che questa pratica del Kintsugi si sia diffusa in Giappone sotto lo shogunato Ashikaga. Si tramanda che lo shogun<strong> Ashikaga Yoshimasa<\/strong> avesse accidentalmente rotto la sua preziosa tazza da t\u00e8 e che per farla riparare l\u2019avesse spedita addirittura in Cina per consegnarla alle mani di esperti ceramisti cinesi. A quel tempo per\u00f2 le riparazioni difettavano molto in estetica e funzionalit\u00e0, pertanto la tazza torn\u00f2 allo shogun \u201crinsaldata\u201d con grappe di ferro, brutte e inadeguate. Insoddisfatto, lo shogun, si rivolse a degli artigiani giapponesi che per accontentarlo pensarono di trasformare la tazza in un gioiello riattaccando i cocci con una resina laccata e polvere d\u2019oro. Il risultato fu quello che possiamo considerare il primo manufatto realizzato con una tecnica che poi \u00e8 diventata una vera e propria ideologia artistica, fondata su concetti di <strong>filosofia Zen<\/strong>.<\/p>\n<h3>La tecnica della precisione e della pazienza<\/h3>\n<p>Per praticare l\u2019arte del kintsugi occorre molta precisione e tanta, tanta pazienza. Ci sono passaggi ed accorgimenti ben precisi da eseguire che in certi casi richiede anche un mese di lavoro. Per riassemblare i pezzi viene utilizzata una <strong>lacca specifica (urushi)<\/strong> ricavata da una pianta locale giapponese. Questa lacca va fatta essiccare in tempi che vanno da tre giorni ad una settimana, in un ambiente che deve avere un giusto livello di calore (10\u00b0- 20\u00b0) e di umidit\u00e0 (70 \u2013 90%). Questa viene usata sia per creare il collante per la ceramica (con aggiunta di farina di riso o grano) sia per quello per le polveri dei metalli. Le parti dell\u2019oggetto rotto vengono poi stuccate, carteggiate e pennellate con lacca urushi di color rosso su cui viene in seguito fatta cadere la polvere di metallo.<\/p>\n<div data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https:\/\/www.iconartmagazine.com\/?p=124&quot;}' id='gallery-1' class='gallery galleryid-124 gallery-columns-2 gallery-size-large'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.iconartmagazine.com\/?attachment_id=481'><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"536\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.iconartmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Kintsugi-lavorazione.png?fit=1024%2C536&amp;ssl=1\" class=\"attachment-large size-large\" alt=\"Kintsugi - lavorazione\" aria-describedby=\"gallery-1-481\" data-attachment-id=\"481\" data-permalink=\"https:\/\/www.iconartmagazine.com\/?attachment_id=481\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.iconartmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Kintsugi-lavorazione.png?fit=1200%2C628&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1200,628\" data-comments-opened=\"1\" data-image-title=\"Kintsugi &amp;#8211; lavorazione\" data-image-description=\"&lt;p&gt;Kintsugi &amp;#8211; lavorazione&lt;\/p&gt;\n\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Kintsugi &amp;#8211; lavorazione&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.iconartmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Kintsugi-lavorazione.png?fit=1024%2C536&amp;ssl=1\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-481'>\n\t\t\t\tKintsugi &#8211; lavorazione\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.iconartmagazine.com\/?attachment_id=482'><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"536\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.iconartmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Kintsugi-particolare.png?fit=1024%2C536&amp;ssl=1\" class=\"attachment-large size-large\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-482\" data-attachment-id=\"482\" data-permalink=\"https:\/\/www.iconartmagazine.com\/?attachment_id=482\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.iconartmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Kintsugi-particolare.png?fit=1200%2C628&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1200,628\" data-comments-opened=\"1\" data-image-title=\"Kintsugi &amp;#8211; particolare\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Kintsugi &amp;#8211; particolare&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.iconartmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Kintsugi-particolare.png?fit=1024%2C536&amp;ssl=1\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-482'>\n\t\t\t\tKintsugi &#8211; particolare\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<h3>La metafora di una filosofia di vita<\/h3>\n<p>Il kintsugi ci restituisce cos\u00ec un oggetto che rinasce pi\u00f9 bello di prima ed \u00e8 questo anche il messaggio di fondo che ci vuole consegnare. Metaforicamente ci dice che <strong>per ogni nostra cicatrice c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di rinascere e tornare a splendere<\/strong>. In quest\u2019arte sono racchiusi infatti tre concetti essenziali della filosofia Zen: <strong>mushin, anicca<\/strong> e <strong>mono no aware<\/strong>. Il primo attende al pensiero del \u201clasciar correr le cose\u201d; il secondo a quello del prendere coscienza della loro impermanenza; il terzo a quello del \u201csentire empatico\u201d della loro decadenza, considerando &#8211; quest\u2019ultima &#8211; un valore e non un difetto. E\u2019 un po\u2019 quello che oggi ci insegna il diffuso concetto di <strong>resilienza<\/strong>: autoripararsi, imparando ad alzarsi dinanzi le difficolt\u00e0 ed elaborando la sofferenza in maniera che possa essere un\u2019occasione di rinascita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una tecnica, che affonda nell\u2019antica arte giapponese, che fa di un coccio rotto un pezzo unico e prezioso. \u00c8 la sapiente pratica artigianale del kintsugi, che dalle tradizioni del 400 nipponico arriva fino ai nostri giorni portando con s\u00e9 non solo la maestria del metodo orientale ma anche l\u2019approccio ad una filosofia di vita. 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